INCONTRO CON SERGIO BASILE - ROMA Tratto dal n°0 - OTTOBRE 2010 de: El tanguero - tango magazine
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Decidiamo di cominciare questa rubrica riportando  parte di un intervista fatta a Sergio Basile fatta da  Liliana Madeo e pubblicata dal quotidiano “La  Stampa” il 27 novembre 1994.  Il manager folgorato  dal Tango  Lui era il direttore generale di uno degli uffici più  importanti del Ministero dei Lavori Pubblici…  andava in ufficio anche la domenica, “per le cose  più difficili, per non essere disturbato”, quando era  responsabile di quel comitato che affrontava i temi  dell’edilizia residenziale, dell’emergenza abitativa,  dei programmi straordinari per i quali c’erano da  gestire miliardi di lire. Oggi racconta: “Quest’estate  ho fatto  bellissime vacanze a Buenos Aires. Sono  arrivato che avevo solo l’indirizzo della mia prima  insegnante di tango, Silvia. Vidi un manifesto che  annunciava un concerto diretto da pugliese,  compositore entrato nella musica degli Anni Venti.  Pensavo che fosse morto. Andai al concerto e  incontrai ballerini e maestri che avevo conosciuto a  Parigi, a Madrid, a Losanna. Non fui più solo. Ogni  sera c’era qualche festa. Prendevo lezioni  individuali il pomeriggio, frequentavo corsi collettivi la sera, poi – dopo la mezzanotte e fino  alle cinque del mattino – in quelle grandi sale si ballava con gioia e libertà infinite…”  L’architetto Sergio Basile ride divertito, e una gioia da ragazzo gli spazza via dal viso le righe, i  segni del tempo e degli anni di lavoro. “Il tango  mi ha cambiato la vita – dice -. E’ una  passione, che all’inizio è servita per riempire un vuoto, poi mi ha fatto scoprire me stesso,  trovare amici, divertirmi”.  All’origine della sua passione c’è Gianni Prandini. Appena diventato ministro, Prandini lo mise  da parte, spostandolo dall’ufficio prestigioso che dirigeva a una sezione che era una sorta di  cimitero degli elefanti. Al suo posto fu messo un altro (che poi è andato in galera come  d’altronde il ministro stesso).  “All’improvviso mi ritrovai senza niente da fare. Con un infinità di tempo libero. Fu un vuoto, un  umiliazione terribile. Mi misi a pensare alla mia vita. Tornai a scrivere per riviste del settore.  Presi a studiare l’inglese. Avevo 55 anni. Mi ero appena separato da mia moglie, e mi rendevo  conto che – lavorando con quel ritmo – avevo prestato poca attenzione ai figli , alla famiglia”.  Il ballo non fu per lui un semplice  riempitivo. “Tutte le danze hanno passi  prestabiliti, figure che si ripetono. Il  Tango no. Una volta che hai imparato  le cosefondamentali, inventi, crei,  costruisci figure bellissime. Io sono un  architetto: ritrovai la possibilità di  esprimermi anche come creatore di  immagini”. Scoprì che era rigido,  senza alcuna elasticità. Provò il  piacere di sciogliersi, di liberarsi.  “Imparai a educare il corpo al  movimento, a comunicare alla partner  quello che volevo, a comunicare con  gesti leggeri. Una maestra mi ha detto:  ˂Ogni ballo dura tre minuti. E’ un vero ballo quando in quei tre minuti vivi una storia d’amore  completa, che lì nasce e lì si conclude˃. Ma la bellezza del gioco sta anche nel cambiare  partner, sfidare se stesso e pensare che con qualsiasi donna può creare quel famoso feeling”.  Scoprì che il tango gli procurava piacere. “ Un piacere erotico di un erotismo raffinato. Che  non nasce dal contatto col corpo della donna, perché il corpo della donna  quasi non lo senti   tanta è la concentrazione che metti nei tuoi gesti. L’erotismo nasce dalla sincronia dei due  corpi che si muovono formando un unico corpo”  Conclude “ho  rivitalizzato la sezione dove lavoro, al ministero. A marzo si discuterà il mio  ricorso al Tar. Ma se mi riproponessero di tornare a lavorare come cinque anni fa, ci penserei  su. Il MIO tango non me lo permette. E io non l’abbandono più”  Oggi a distanza di ben 16 anni incontriamo Sergio Basile.  Dopo tanti anni dal tuo primo contatto con il mondo del tango è rimasta viva in te la  passione per questo ballo?  Viva sì, ma anche mutata. All’inizio di questa esperienza il mondo del tango in Italia era molto  ristretto. A Roma le milonghe erano poche o inesistenti, per cui se si voleva vivere fino in  fondo questa esperienza si doveva partecipare ad  incontri nazionali e internazionali per  conoscere nuovi maestri, nuove tecniche, per seguire l’evoluzione di questo ballo e delle  relative musiche. Sono così nate nuove amicizie, nuove conoscenze, nuovi interessi che molti  di noi, io compreso, hanno continuato a coltivare. Per me in particolare, il tango non è più solo  ballo anche se continuo a frequentare le milonghe.  Cosa intendi per nuovi interessi?  Sono diversi e per non restare nel vago faccio degli  esempi concreti. Attraverso il tango mi sono ritrovato quasi  inconsapevolmente a interessarmi della lingua  spagnola che  ho così iniziato a studiare e che mi è  servita prima per capire le parole di alcuni tanghi, poi  per leggere libri che trattano il mondo del tango, per  rapportarmi con altre persone che parlano questo  idioma, ma anche per sviluppare il mio lavoro  professionale quale architetto in paesi di lingua  spagnola. Posso dunque dire che il tango è stato  anche uno strumento per ampliare ed arricchire la  mia attività professionale.  Altro interesse, e forse è quello che più mi coinvolge,  è il tentare di conoscere cosa era la città di Buenos  Aires quando il tango è nato per dare una risposta ai  tanti   perché: perché il tango è nato nell’area del Rio  de la Plata?; perché al suo nascere è stato rifiutato  dalle classi sociali più elevate?; perché era ricorrente  l’uso del coltello nelle consuete liti ?; è vero e perchè  che il tango si ballava nei bordelli? Quello che sto conducendo è un lavoro lungo che mi  porterà presto, spero, a raccogliere i risultati in un libro.  Cito ancora l’interesse ad approfondire la conoscenza delle tecniche di insegnamento visto  che da diversi anni  insegno tango presso l’Università Popolare di Roma. La bellezza del  tango va ricercata in tanti elementi. Uno di questi è il mutare nel tempo del ballo. Bene, penso  che chi lo insegna non possa non conoscere questa evoluzione che comporta un impegno per  il docente. Che consigli darebbe a chi oggi, giovane o meno giovane, vuole iniziare questa  esperienza, iniziare ad imparare i primi passi? Il consiglio è solo uno:  non siate superficiali. Si resta delusi se non ci si pone nella condizione  di voler realmente conoscere l’essenza di questo ballo. Non si tratta di imparare con poche  lezioni i passi fondamentali e poi iniziare a ballare. Per arrivare a ballare bene il tango a volte  bisogna modificare i nostri schemi mentali, la nostra capacità di rapportarsi con altre persone,  la nostra postura,la nostra mentalità. Oserei dire che chi balla il tango si riconosce da come  cammina. Dopo tanti anni  io continuo ad studiare con grandi maestri perché vi è sempre  qualcosa da capire, da scoprire, da imparare. Questa logica credo valga oggi anche nel  campo professionale dove vige la regola” Chi si ferma è perduto”.    Helga y Andrea
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