Osvaldo Natucci nato a Buenos Aires nel 1940 è uno degli ultimi veri milongueri, una persona che vive sinceramente dentro il tango con amore e dedizione. Apprezzatissimo musicalizador per anni della storica milonga “El beso” a Buenos Aires e poi in Europa, tiene conferenze sul tango come fenomeno sociale e lo insegna con molta passione. Sei nato a Buenos Aires ed hai vissuto la tua gioventù nell’età d’oro del tango. Ci racconti quei tempi e com’è iniziata la tua avventura con il tango? Buenos Aires negli anni ’40 viveva un’effervescenza che poche volte capita nella storia di un paese. La città aveva 3 milioni di abitanti, c’erano soldi e io credo che più della metà della popolazione ballava tango! L’atmosfera del tango era nell’aria. Nelle radio, per strada, ovunque non si ascoltava altra cosa che il tango, in quella Buenos Aires non c’era altra cosa che il tango. Gli anni ‘40 sono per me l’unica festa sociale che visse Buenos Aires e l’argentina “la fiesta del ‘40”. Quando una nazione vive una festa sociale è come nella vita individuale quando ci si innamora. Ti senti alle stelle, individualmente o collettivamente. Io sono nato in questa atmosfera. Da piccolo vivevo per strada (oggi purtroppo non si può più crescere così), giocavo a pallone e ascoltavo tango. I ragazzi a Buenos Aires avevano due mandati sociali: giocare bene a calcio e ballare bene il tango. Ballare il tango era l’incontro con l’altro sesso, non c’era altra possibilità di incontrare l’altro sesso se non nel ballo o in chiesa, per questo era il desiderio di ogni adolescente. Nel 1957 inizio a ballare, avevo 17 anni, nel Defensor de Florida, un club famoso di tango, la pista era piena all’ora. Scappavo dal collegio per andare a vedere Troilo alla confiteria del Richmond e di Florida. Ho ballato molto fino al 1960, ballavo molto male, ma ballavo. Poi con l’università, e la mia passione per la politica (dirigevo un giornale di sinistra), ho un po’ lasciato, è impossibile essere un milonguero e dedicarsi professionalmente alla politica. Poi nel ’76 arriva la dittatura e sei costretto a rifugiarti in Spagna, ma nel ’95 ritorni in Argentina e riprendi a ballare. Sapevo che potevo ballare bene il tango perché lo amavo e perché ero abile con le gambe. Il tango e il calcio sono simili perchè in entrambi è necessaria abilità e velocità di gambe (anche Osvaldo Zotto era un ottimo calciatore!), agilità e dominio del corpo a diverse velocità. Dal ‘55 al ‘75, in venti anni ci fu un collasso del tango in Argentina a causa dell’arrivo del rock prima e della dittatura poi; ma rimase un piccolo gruppo di persone, una piccola fiamma che rimase sempre viva e permise al tango di sopravvivere. Negli anni 70 e 80 c’erano solo 5 milonghe a Buenos Aires. Ritorno e devo imparare a ballare, ricorro a quasi tutti i maestri che c’erano a Baires e da ognuno di loro ho preso qualcosa, ma i miei riferimenti furono Ricardo Vidort, Tomi, Pupi e Tete. I grandi milongueri quindi, anche se hanno stili di ballo differenti. La fiesta del ‘40 dette vita a due  modelli di ballo principali. Il tango salon e il tango milonguero. Cerco di spiegarli per far si che questi titoli non diventino un cliché. Il tango salon era il tango di barrio, che si ballava irregolarmente, non tutti i giorni, ma il fine settimana, con molto spazio a disposizione e la maggior parte dei ballerini erano in coppia o sposati.  Era un ballo più rettilineo, non molto musicale perché la preoccupazione principale era per la costruzione coreografica. Questo modello portato all’esasperazione sul palcoscenico è quello che oggi si chiama tango fantasia o escenario. Nel ballo del centro o tango milonguero non si rompe l’abbraccio, perché le sale da ballo son più piccole (come El beso), il ballo è più circolare, molto più musicale perché il ballerino conosce meglio la musica dato che va a ballare quasi tutti i giorni della settimana, e quando c’è un tema di Di Sarli sa già come suona. Per ballare bene sulla musica, la si deve anticipare e questo succede quando la gente balla con una frequenza alta. Oggi il tango si globalizza , abbiamo migliaia di persone che ballano in tutto il mondo. Qual è la differenza con gli anni 40? Nella fiesta del ’40, c’erano più affezionati e artigiani che artisti. Quando parlo di artigiani mi riferisco ad affezionati che si distinguevano per stile ed eleganza. E poi ci sono gli artisti. Arquinbau, Copes erano artigiani quasi artisti secondo la mia opinione, erano artigiani che si distinguevano per salire su un palco. Oggi invece c’è una danza superiore, più creativa che si fonde con il tango e crea ballerini superlativi. Oggi abbiamo più artisti  che maestri. Questo ha vantaggi e svantaggi, perché la pedagogia del tango è in mano agli artisti e non ai maestri. Quel’è la differenza tra un artista ed un maestro? Può essere la stessa persona, ma è poco comune, perché sono psicologie contradditorie, un artista deve essere egoista per creare e credersi superiore a quasi tutti. E’ un pò il motore dell’artista per poter creare cose che prima non esistevano. Il maestro è invece tutto il contrario. Sicuramente deve saper ballare bene, però non tutti i milongueri son maestri. Il buon maestro, insegna l’idioma corporale del tango, è come un buon professore di lingua. Deve educare il corpo tanguero e deve saper camminare, il tango è una danza camminata. Sono patetiche le coppie che ballano tango nuevo o tango da spettacolo e non sono artisti, è come un bambino che corre senza saper camminare, è assurdo! Non è logico, non c’è la base. E la base del tango per i maestri come per gli artisti è camminare bene abbracciati (non necessariamente stretti, non sono un fanatico del tango milonguero!), prendere l’energia dal suolo con eleganza, non perdere la verticalità e avanzare nella complessità coreografica, la coreografia infatti non è altro che un camminare complesso. Deve essere generoso e insegnare bene dalla cosa più elementare fino alla più difficile per chi ha talento. La gente non deve ricevere insegnamenti complessi per ballare su un palco, ma lezioni che lo stimolino a cimentarsi nel ballo in milonga e a tirar fuori le proprie risorse, rendendo semplici le cose difficile, ed eleganti le cose semplici. Questo fa il maestro. La conoscenza basica del tango è la maggior garanzia affinchè si costruisca il tango sociale che a sua volta la base affinchè il tango ballato non sia una moda, ma che s’installi globalmente . Insegnare a ballare un tango anche solo con 4 o 5 passi, ma fatti con eleganza e soprattutto sulla musica e non fare mille coreografie diverse su un brano di due minuti e mezzo! Questo è il divertimento affinchè il tango sociale sia effettivamente un tango sociale e non solo un eco artistico. Perché l’eco artistico senza il tango sociale non può esistere.   Oggi invece sta succedendo l’esatto contrario, come mai secondo te? Una difficoltà nel tango attuale che non credo si supererà, è che ci sono molti artisti e non tutti riescono a vivere di solo spettacolo, n’è in europa né in argentina. Il mercato non lo permette. Quindi dove vanno questi artisti? A fare esibizioni nelle milonghe. Quello che succede oggi nel tango è che la milonga ed i “nuovi” che si avvicinano al tango sono in mano agli artisti perché richiamano molto di più l’attenzione. Le lezioni nella maggior parte dei casi, più che classi effettive per insegnare sono dei mini show, dove si paga uno spettacolo più intimo anzichè una lezione per imparare. Questo accade perché il ballo del tango è tornato alla ribalta negli anni ‘80 con lo spettacolo, attraendo per prime le persone esibizioniste. Nel tango sociale invece quello che più interessa è l’intimità di ballare con l’altra persona, non il pensiero che ci stanno guardando, anche se un pizzico di esibizione c’è sempre, ma è secondario rispetto al pensiero di abbracciare l’altro. Sono due psicologie diverse: il tango sociale è un tango intimo; il tango dell’artista è un tango da esibizione.  Questa diversità è insita nella società, ci sono persone estroverse ed introverse; persone alte e bassa; persone esibizioniste ed intimiste. Dopo 20 anni si sta vedendo che questa esibizione neutralizza l’intimità. Milonghe come il Cascabelito o come Impruneta sono fenomeni nuovi. Ora non so dove ci porterà questa evoluzione, quello di cui sono certo è che l’insegnamento è in mano agli artisti e non ai maestri. E questo è un cattivo affare per gli artisti e per il ballo. L’importante nell’insegnamento è un accademia regolare, che il maestro conosca il corpo dell’alunno, non si può insegnare bene il tango se non si abbraccia l’alunno. È come se il medico ti cura senza visitarti. Un maestro deve educare il corpo per il tango, e deve abbracciare, e la maggior parte degli artisti non abbracciano. Questo è pedagogicamente nefasto. Cosa ne pensi invece del tango nuevo? La musica elettronica del tango nuevo dice poco, è un fenomeno creativo minore in confronto alla musica degli anni ’40. Il ballo al contrario penso sia una grande creazione della globalizzazione del ballo attuale. E’ differente dal tango salon, milonguero, fantasia. La sua originalità è che rispetta ad oltranza la musica. Ossia i suoi movimenti sono in funzione della musica e non della coreografia. Ovviamente mi riferisco al modo di ballare dei rappresentanti del tango nuevo: Naveira, Frumboli, Sebastian Arce, Ismael Ludman, etc... Rompono l’abraccio però non rompono la musicalità e sono molto creativi coreograficamente, escono dallo schema del tango da scenario, rompono una linearità però non rompono mai con la musica. Chiaro se si balla bene, e per ballare bene il tango nuevo come il tango da scenario devi avere talento e molto lavoro; devi essere un artista insomma in grado di fare movimenti squisiti senza perdere la “tanguedad”. E’ diverso dal tango sociale che è un ballo per tutti. Quindi possiamo dire che il tango di oggi è in un certo senso “cresciuto”? Certo, mai si ballò in passato tango allo stesso livello di oggi. Credi che una coppia come Javier Rodriguez e Geraldine Rojas era comune nel passato? Io credo che Geraldine sia la Maradona del tango! Ho ballato molto con lei, è una locomotiva che si maneggia come una bicicletta! È una ballerina superlativa, superlativa! Non c’è stata una coppia negli anni 40 che può aver ballato come questi ragazzi. E come di loro ti posso parlare di altre dieci coppie, minimo. Il rischio oggi però è che s’installi la confusione tra il tango sociale e il tango artistico nella pista, dove gli esibizionisti credono di ballare bene il tango nuevo e il tango fantasia o di scenario ballando ridicolamente in pista. Questo dovremmo evitarlo, si dovrebbe creare un’atmosfera nella quale si elimina la possibilità che questa perturbazione abbia molta presenza. Che è quello che accade oggi a Buenos Aires, dove la gente che vuole ballare tango nuevo va da un’altra parte, e si fanno milonghe di tango nuevo con quaranta coppie, che tolte alcune, il resto sono ridicole.   Parliamo della musica e del tuo essere musicalizador . Questo è un altro elemento affinchè si costruisca il tango sociale. Buoni musicalizadores che educhino con la musica. La tradizione argentina passa per Di sarli, D’Arienzo, Troilo e Pugliese (il primo Pugliese per ballare, quello più moderno per l’ascolto o per gli artisti essendo ritmicamente irregolare e quindi difficile da ballare. E’ controproducente usarlo per il ballo sociale!). Io metto solo tandas omogenee e musica ballabile, vecchia o nuova non ha importanza, è questione di gusto, non c’è una canone universale. Perché secondo te le tandas devono essere omogenee? Se andavi a ballare nel 1938 dove suonava l’orchestra di Di Sarli, ballavi un Di Sarli “picado” (picchiettato), pa- pa- pa. Quello era lo stile del maestro in quell’anno. Non ascoltavi Bahia Blanca (del ‘59) e poi Retirao (del ‘39), ma ascoltavi l’orchestra come suonava in quel periodo. Quindi una persona che andava a ballare s’incontrava con un ritmo. Non c’era ordine tra milonga, tango e vals, però il modello di ballo durante tutta la notte era lo stesso. E cos’è una tanda? Esattamente riprodurre questo. Dato che oggi con i dischi, abbiamo la possibilità di ballare nella stessa serata con decine di orchestre di differenti periodi, è necessario che almeno la tanda sia omogenea. Non posso iniziare con D’Arienzo del ‘35 e passare al D’Arienzo del ‘55 nella stessa tanda, sono 2 musiche diverse. Se suona Di Sarli e ad uno piace una ragazza, va ad invitarla su quella musica, e se terminato il primo tango gli metti De Angelis lo stai frodando! Chi è per te il milonguero? Dal punto di vista tecnico il milonguero è un gran artigiano, non un affezionato e neanche un artista. Secondo la mia opinione, il milonguero è un personaggio che nasce nella decade del ‘40, è un personaggio sociale transitorio, come il compadrito. E’ un prodotto tipico di una epoca. Intorno al compadrito, che costruisce il tango, girano: la prostituta, il negro, l’immigrante e il niño bien (il figlio di papà). Il milonguero è un personaggio della milonga, vive la notte e lavora poco. E’ ormai una specie in via d’estinzione, perché è difficile riprodurre il clima sociale dell’epoca che permise la nascita del milonguero. Anche se si balla molto oggi, ma dov’è un milonguero in Italia? dov’è un milonguero in Argentina? Vanno scomparendo. Questo non vuol dire che muore il ballo, come non morì il ballo quando scomparve il compadrito. Il milonguero ballava con tutte le donne e aveva una relazione isterica con esse sessuale o non sessuale. Non erano uomini sposati, o se erano sposati rompevano, perché vivevano della notte. Il suo officio era ballare il tango. Non avremo allora più milongueri nel XXI secolo? Io credo di no. Stanno morendo. Non avremo riproduzioni di Tete, di Gavito o di Pupi. Il milonguero  ha cose del compadrito, è legato ad una concezione in cui l’uomo predomina sulla donna. Oggi  il tango si evolve, e questo lo devono capire i tradizionalisti che credono che nel 1940 si ballava tango come ora. E’ impossibile, ci sono alcune cose che possono essere simili, ma è un’altra storia, altri giovani, altra relazione tra uomo e donna, ora la donna ha più libertà, lo stile di ballo cambia rispetto al ‘40 dove il dominio dell’uomo sulla donna era asfissiante (non c’era ancora stata la rivoluzione dei costumi degli anni ’60). Tu sei un milonguero giovane allora? Si ho 70 anni! Andrea De Dominicis e Alberto Valente
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