ORCHESTRA JUAN D'ARIENZO, "El Rey del Compàs" Tratto dal n°2 - APRILE 2011 de: El tanguero - tango magazine
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Verso il 1935 si andava operando pian piano il processo di recupero del tango. L'ampliamento numerico delle orchestre costituì un forte incentivo visivo per il loro riavvicinamento al pubblico, quando era appena passato il furore della musica introdotta dai primi film sonori. Il tango tornava a occupare il suo luogo privilegiato cioè la sala da ballo. Il pubblico amante delle correnti tradizionali  sceglieva ora il tango come espressione ballabile. E così, come si disse che nel 1917 Pascual Contursi  "aveva portato il tango dai piedi alle labbra " con i versi di "Mi noche triste", bisognerebbe aggiungere che, a metà degli anni 30,"il tango tornava dal tavolo del caffè e dalle poltrone dei cinema ai piedi dei ballerini". E questo fenomeno della resurrezione del tango come musica da ballo ebbe il suo protagonista in un nome che creò una modalità interpretativa  che poi continuò come modello di uno stile. Juan D'Arienzo (1900-1976), violinista, iniziatosi nel 1919 come componente di una orchestra di operetta , fece parte di "complessi tangheri" con  musicisti come Aieta, D'Agostino, Visca, Gorrese, Lacueva e Mazzeo. Quando ormai aveva abbandonato il violino per dedicarsi solo alla direzione, impresse alla sua orchestra una singolare maniera esecutiva, orientata ad attrarre l'interesse dei ballerini , con proposte essenzialmente adatte per il ballo. Ossia , una rigida impronta ritmica , vertiginosamente accelerata, senza tregua nel permanente contrasto tra "staccati" e silenzi pronunciati come alternativa più caratteristica , con frequenti passaggi di piano che mettono in rilievo , soprattutto nella mano destra, il tema della melodia o qualche controcanto sulla stessa nella quarta corda del primo violino. Alla definizione di questo stile contribuì , in maniera determinante , il pianista Rodolfo Biagi , nei tre anni in cui fece parte dell'orchestra (1935-1938). Il pianista Juan Polito, poi il pianista Fulvio Salamanca  e di nuovo il primo assunsero , dopo Biagi, la responsabilità protagonistica del piano nell'orchestra D'Arienzo , la quale ebbe sempre , nelle sue diverse formazioni, strumentisti ampiamente riconosciuti , come Alfredo Mazzeo, Pedro Caracciolo, Héctor Varela, Alberto San Miguel, Olindo Sinibaldi, Cayetano Puglisi, Enrique Alessio, Carlos Làzzari, Ernesto Franco, Blas Pensato, Eladio Blanco, Aldo Junnissi, Celso Amato, Milo Dojman e Bernardo Weber. Rodolfo Biagi , quando, a metà del 1938, crea la sua propria orchestra, incorpora in essa quelle caratteristiche interpretative già usate in quella di D'Arienzo , imprimendo una accentuazione ancora maggiore ai suoi frequenti ornamenti e controcanti pianistici nel registro alto della tastiera. Le orchestre di Juan D'Arienzo e Rodolfo Biagi consolidavano le posizioni interpretative tradizionali del tango, richiamando l'attenzione degli amanti del ballo, con repertori essenzialmente basati sulla riesumazione di vecchi brani adattati alla loro modalità esecutiva. Sebbene "lo stile D'Arienzo"  provocò , come aspetto positivo, un importante ritorno massivo alle piste da ballo, evidentemente spopolate negli ultimi anni, dal punto di vista artistico l'impatto fù negativo. La modalità interpretativa dell'orchestra di D'Arienzo significò un brusco contrasto - di ordine estetico, si potrebbe dire - con le correnti strumentali evoluzioniste del tango, a partire da Cobiàn, Fresedo, i fratelli De Caro, Maffia. D'Arienzo produsse un ristagnamento quasi regressivo nelle concezioni strumentali innovatrici, senza allontanarsi , naturalmente, dalle essenze musicali del tango. Però la cosa negativa è che nutrite schiere di pubblico  dettero decisamente le loro preferenze - anche al solo fine dell'ascolto ,non del ballo quindi - al modello monocorde e sonoramente aggressivo dello "stile D'Arienzo". Come conseguenza di ciò, le più prestigiose e ammirate orchestre , per non sentirsi soppiantate dalla "alluvione darienzista", non trovarono altro rimedio che liberarsi di tutta l'esperienza accumulata relativamente ad autenticità ritmica e struttura armonica. E il deplorevole cambio consistette essenzialmente in una notevole accelerazione ritmica che andava a sfumare tutto un interessante complesso sonoro di effetti e risorse di squisita musicalità che si erano andate sviluppando in quegli anni. Ci volle molto tempo prima che si tornasse ai canali naturali abbandonati.               Fresedo, De Caro, Di Sarli, Laurenz, Demare, Troilo decisero di seguire la strada della distorsione ritmica per cercare di raggiungere in velocità "il vortice darienzista" , di fronte alla paura di perdere le loro abituali fonti di lavoro. Solo Pedro Maffia si rifiutò di aderire alla corruttela generalizzata. Sciolse la sua orchestra e si dedicò a vendere gioielli in un modesto locale di Via Libertad. Tornò al tango dieci anni più tardi , quando le orchestre tradizionali avevano recuperato la loro originaria sensatezza interpretativa. Lo "stile D'Arienzo" mantenne inalterato il suo prestigio presso quel pubblico interessato esclusivamente alla "modalità ballabile del tango" ma guadagnò ,anche in altri ambiti, entusiasti ammiratori che mai declinarono la loro devozione per la maniera di suonare il tango del "rey del compàs"…. Naturalmente lo stile interpretativo del tango che crearono Juan D'Arienzo e Rodolfo Biagi (forse il secondo in maggior misura che il primo) significò una irrinunciabile tentazione perché proliferassero numerose formazioni orchestrali che sfruttarono la loro modalità interpretativa. Sorsero così le "orchestre darienziste" di Francisco Lauro , Juan Sanchez Gorio, Tito Martin e , a Montevideo, Donato Racciatti, che sono da considerare come gli imitatori più rappresentativi e di successo.
JUAN D'ARIENZO - RIVISTA EL TANGUERO JUAN D'ARIENZO - RIVISTA EL TANGUERO DISCO JUAN D'ARIENZO - RIVISTA EL TANGUERO
Discografia dell’orchestra di Juan D’Arienzo Incise 1008  brani  (tangos , milongas y valses ) , così ripartiti: 56 brani con l'etichetta Elettra (1928) 952 brani con l'etichetta Victor (dal 2/7/1935 al 30/1/1975) Dei numerosi cantanti che ebbe l'orchestra, citiamo : Alberto Echagüe con 125 incisioni in tre epoche diverse (38-39, 44-57, 68-75) Héctor Mauré con 50 incisioni (dal 12/12/1940 al 21/7/1944) Armando Laborde con 144 incisioni (dal 1944 al 1975) Jorge Valdez con 110 incisioni (dal 1957 al 1964) Osvaldo Ramos con 68 incisioni (dal 1965 al 1975) Mario Bustos con 34 incisioni (dal 1957 al 1959) In sala da ballo si ascoltano prevalentemente i primi due, oltre,naturalmente, alle numerose incisioni strumentali.
Alberto Valente
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