JAVIER RODRIGUEZ Y ANDREA MISSE’ Tratto dal n°3 - LUGLIO 2011 de: El tanguero - tango magazine
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E' da qualche mese che avviene uno scambio di posta "virtuale" con Javier y Andrea  con l'intento di concordare il nostro incontro per intervistarli e finalmente li incontriamo a Roma, ospiti al Tango Camp 2011. Subito gentili e disponibili approfittiamo del dopo cena per conversare in tranquillità! Siamo molto felici di potevi incontrare, per noi è un grande onore avervi qui in Italia. Qual'è stata la prima volta che siete venuti nella nostra terra? Javier: Insieme a settembre del 2005, prima tappa Bologna. Ma eravamo già venuti prima con i nostri ex partner. Come e quando vi siete "scelti"  come coppia di ballo? J: Dopo essermi separato dalla mia ex compagna non volevo più ballare con nessuno  anche se dentro di me  ho sempre pensato che se un giorno avessi ricominciato avrei voluto farlo con Andrea Missè.  Noi ci conoscevamo da sempre, ma  non avevamo mai ballato insieme neanche in milonga…solo una volta, una tanda di…. (ci pensa…) Andrea: Rodriguez, era una tanda di Rodriguez…uno o due anni prima in un Tango Camp in Grecia dove eravamo invitati come maestri con i nostri rispettivi ex partner, e una sera in milonga  lui mi ha chiesto di ballare. Finita la tanda siamo tornati al posto  tutti e due con una bella sensazione, è stata l'unica volta che abbiamo ballato insieme. J: Si due o tre tanghi, non è stata una tanda completa…ma mi è rimasta nel corpo!  Un giorno mentre stavo ballando in uno spettacolo a Buenos Aires, in una casa del tango che si chiamava "Michelangelo", mio padre mi disse che Andrea mi aveva cercato al nostro tavolo al Sunderland. Io però venivo da un  periodo un po' particolare e molta gente a quei tempi mi cercava per sapere come stavo, per salutarmi e sinceramente ho pensato che anche lei mi cercasse per questo motivo e quindi non l'ho cercata. A: Era luglio, io abitavo a Londra e arrivai a Buenos Aires di sabato mattina. Il sabato sera andai diretta al Sunderland  con l'unico obiettivo di parlare con Javier, di mettermi in contatto con lui . Anch'io attraversavo un periodo particolare, stavo per cambiare partner di ballo dopo 10 anni (abbiamo preso strade diverse)   e  mi sono chiesta  "adesso con chi ballo?" mi sono ricordata di quella volta in cui avevo ballato con Javier… Poi per una donna è più difficile  formare un compagno, un ballerino… e dopo aver sentito che anche lui si era separato dalla sua ex compagna l'ho subito cercato. Ho visto suo padre e gli ho chiesto  di dargli il mio numero di telefono ma niente… sono passate tre settimane e non è arrivata nessuna telefonata! Ah…ti fai attendere Javier! J: No iaiaia… io pensavo che volesse solo sapere di me, e non mi andava di vedere nessuno! A: Due giorni prima di ripartire per Londra, tramite un amica di mia sorella sono riuscita ad avere il suo numero. L'Ho chiamato e gli ho detto che lo avrei voluto incontrare per parlare di lavoro. La sera dopo ci siamo incontrati in una pizzeria e gli ho detto che avrei cambiato partner e che mi sarebbe piaciuto ballare con lui… mi ha detto subito di si! Il giorno dopo tornai a Londra con la promessa che ci saremmo rincontrati il mese successivo... Javier in  realtà dentro di te volevi tornare a ballare… J: Si…dentro volevo ballare…ma non volevo ballare con una donna qualunque. Il mio corpo si ricordava di una sensazione di piacere nel ballare e sapevo che solo Andrea avrebbe potuto farmele provare nuovamente, altrimenti avrei fatto benissimo un altro lavoro d'altronde io avevo iniziato a ballare per ballare solo in milonga, per divertimento, dopo ho cominciato a fare il ballerino. E poi quando avete iniziato a ballare insieme l'intesa è stata la stessa di quella unica tanda o c'è voluto del tempo? J: E' stato magico lo stesso… ci siamo trovati al Sunderland e abbiamo ballato insieme e tutta la gente era entusiasta! A: Ci hanno fatto ballare otto tanghi! Non era un esibizione  stavamo ballando una tanda ma la gente era agitata, chi stava andando via è rimasto e non ballava nessuno si sono spostati dalla pista perché volevano guardare e urlavano, quello è stato molto emozionante…era come se ci volessero incitare! J: Solo noi sapevamo che da li in poi avremmo ballato insieme…la gente ancora non lo sapeva... Sembra una favola…quando e come avete deciso di fare del tango il vostro lavoro? A: Per me è successo tanto tempo fa ma è capitato, non è stato una decisione. Ho iniziato a ballare tango quando avevo 10 anni, ma contemporaneamente studiavo. Mi sono anche iscritta all'università ma ad un certo punto non ce la facevo a fare tutto, mi chiamavano per andare in tournée e non avevo il tempo di studiare. J: Non c'è stato un "da oggi comincio"!  Andavo in milonga  alle lezioni di mio padre  per accompagnare mia sorella  non perché mi piacesse il tango anzi allora non mi piaceva affatto. E lì mi videro e mi chiesero di fare un esibizione ad una festa . Poco importava se non eri pronto tecnicamente, se gli dicevi "ma io ballo solo da un anno" ti rispondevano che tanto alla festa nessuno capiva niente, bastava muoversi… e da lì senza rendermene conto avevo iniziato il mio percorso! Chi vi ha insegnato a ballare? J: A me ha insegnato mio padre.  Lui mi ha detto " io ti insegno i passi ma a ballare devi imparare da solo: o balli o non balli! Dopo mi ha insegnato tanto la mia ex partner Geraldine Rojas, Jorge Dispari e poi ho imparato tantissimo con Edoardo y Gloria Arquimbau con cui ho lavorato tantissimo. A: Io ho iniziato con Carlos Rivarola, poi lui ci portò in milonga al Sunderland a vedere i milongueri e ho imparato là ballando, seguendo e soprattutto a guardando! Poi ho studiato  anche con Miguel  Angel Zotto, Osvaldo Zotto, Antonio Todaro… però  abbinando sempre allo studio il ballo! Tutte le notti andavo in una milonga diversa… Abbiamo letto  una vostra intervista sulla rivista  La milonga argentina  del 2007 dove definivate  il vostro tango técnica y corazón… A: Si volevamo accentuare che non siamo solo tecnica ma prima c'è il cuore, un' emozione. Noi  infatti non facciamo mai coreografie, balliamo sempre improvvisando. Quando ci chiamano in esibizione io non so mai nemmeno che tango balleremo, lui sceglie un tango o una milonga e lo dice al dj e quando inizia a suonare, lì so quello che balleremo. Ma per una scelta di chi ….di entrambi? J: Si perché altrimenti si perde la freschezza, la sorpresa…non sarebbe una vera improvvisazione. A: Se  sapessi il brano prima forse penserei  cosa mi piacerebbe fare in determinati punti della musica, invece non sapendo mi trovo li già davanti a tutti in una situazione completamente all'oscuro di quello che accadrà…. J:  Lei non deve sapere perchè sarò io e soltanto io che improvviserò  quel tango, sarò io che armerò la coreografia in quell'istante, lei invece adornerà la coreografia, metterà  la bellezza, il profumo… Se io le chiedo di fare la coreografia insieme a me non è più un'improvvisazione, non è più tango puro. A: è bellissimo….perchè a noi piace esibirci  ballando quello che insegniamo non facciamo nulla di diverso. E' un modo per restare veri a noi stessi… E quando siete in milonga ballate in maniera diversa o è lo stesso modo di improvvisare? J: Il sentimento è identico solo che quando balli in milonga sei  in mezzo agli altri e non ti importa di niente, quando ti esibisci c'è più adrenalina, sai che sei esposto  che devi ballare per un pubblico "milonguero" e per un pubblico "show-guero", tante responsabilità. Non balliamo uguale… Ah ah ah…."milonguero e show-guero" , che consiglio dareste a chi si avvicina al tango per la prima volta'? Oggi c'è molta confusione sugli stili… cosa dovrebbero cercare in un maestro i "principianti" e non solo? J: I principianti sono nelle mani di Dio…quindi gli auguro il meglio e tanta fortuna! Il mio consiglio comunque, valido per principianti,  intermedi,  avanzati, extra extra avanzati o master class è quello di scegliere. In quel ventaglio di possibilità che il tango oggi offre (milonguero, salon, elettronico,nuevo, canyengue, villa urquiza, etc) sceglierne uno, quello che ti fa felice. Scegliere un solo maestro non dieci maestri diversi, un maestro che  insegni oltre che a ballare anche a sentire il tango.  Non dobbiamo dimenticare che il tango è una danza popolare e non una danza scritta in un libro che dice il voleo è così e il passo si fa così. Quando si balla si deve essere felici altrimenti non si sta ballando ma facendo movimento e questa è la grandissima confusine di oggi! La gente spesso  pensa di essere felice semplicemente facendo movimenti quando in realtà la passione per il tango era "scattata" vedendo una coppia di ballerini che si abbracciava! E' sicuramente l'abbraccio che colpisce, la donna che si scioglie nell'abbraccio dell'uomo…è quello che ti fa dire "uaoooo"!  La gente però ha bisogno non solo di una tecnica ma anche di educazione! Non ti possono spiegare come si fa un ocho atras se non sai perché lo devi fare. Perché fanno gli adorni le donne? Perché sono state  ore davanti lo specchio a provarlo e quando hanno la possibilità di farlo sono contente? No, il tango è un ballo popolare e ogni movimento che si fa  viene dal cuore e trasmette una parola. E' un dialogo. Per quanto riguarda gli stili per me il tango è solo uno, io ballo tango. Poi si può dire più stile tradizionale (milonguero nel senso più tradizionale della milonga) o salon. Il tango "milonguero" come lo s'intende oggi invece è un  tango molto nuovo. Prima degli anni 80' i locali dove si ballava erano grandissimi, quando  poi il tango è stato proibito per dieci anni circa, non si usciva più dopo le dieci di sera e  c'è stata una generazione che non ha vissuto il tango, si può dire che il tango si è fermato, ha avuto una pausa . Quando il tango è tornato i posti per ballare non c'erano più poiché quei locali enormi erano stati divisi per farci altre attività e quelli rimasti ad esempio l'attuale "El Beso" erano luoghi molto piccoli, perciò tutte quelle persone che ballavano prima degli anni 80' (in modo  largo) si sono ritrovate in milonghe molto piccole e  hanno "ristretto" il loro tango ad un tango con più sensazioni e meno passi perché appunto lo spazio non lo permetteva, era un tango più tipico del centro della capitale dove c'erano i posti più piccoli. Javier  ti ritieni un giovane "vecchio" milonguero? J: jajajaj….Tangueramente parlando si, fuori dal tango io sono un tipo di trentanni, trentasette quasi! Orgoglioso di sentirmi così….di sentirci così! Andrea hai lavorato con i tuoi fratelli? A: Si ho iniziato a lavorare con Sebastian, ma ho lavorato anche con Gabriel. Abbiamo anche organizzato uno spettacolo insieme, abbiamo ballato insieme in altre compagnie…. Lasciate un ultimo messaggio  ai lettori de "El tanguero" J: Permettetevi di sbagliare, questo è semplicemente un ballo popolare dove l'errore è permesso. Se si sbaglia con il cuore non c'è l'errore. A: Un messaggio per le donne: si permettano di ritrovare il posto che una volta avevano.  Una volta la donna era la "dea della milonga" oggi le donne vengono maltrattate con violenza e ridono come se fosse divertente e questa cosa non l'ho mai capita. Ritovate il posto che avevate una volta… J: Prima la donna era un fiore, ballavano uomini e fiori… oggi la donna sembra un altro uomo, è una lotta… chi è l'uomo? Ci concediamo qualche altro minuto con loro e qualche foto di rito mentre la milonga al TangoCamp sta per aver inizio. Non so ancora che in una di quelle tande  proposte da un bravissimo Super Sabino mi sarei sentita la "dea della milonga" tra le braccia di un giovane "vecchio" milonguero... Helga y Andrea
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