Getto un occhio al cellulare, sono le sette e un quarto e non  so più che inventarmi per ingannare il tempo. La milonga del  rio, come tutti i sabati, inizia alle ventidue. Tornare a casa  non mi conviene, mi sono detto, sto già in centro, ci metterei  un'ora per andare, un'ora per tornare. No, tanto vale  rimanere in zona, mi sparo una ricca passeggiata per via del  Corso. Finora ho assistito in diretta alla rifinitura - gessi colorati su  asfalto - di un gruppo vergine più bambinello più angeli, sulla fascia di marciapiede all'altezza di Piazza Colonna, tema  convenzionale ma portato a termine dal madonnaro con stile  sopraffino, una via di mezzo tra naif e cubismo. Poi mi sono  appostato dietro uno di quelli che dipingono con lo spray,  quelle tinte esagerate mi mettono di buon umore. Viola-  ciclamino, blu-cobalto, rosso-sangue. Peccato che non  cambiano mai soggetto, sempre coi pianeti, le piramidi, i  gabbiani neri che svolazzano fra i pianeti e le piramidi. Basta  con l'arte, è ora di tuffarsi nel profano, m'infilo dentro il primo  mediastore che incontro e le prossime ore le trascorro leggendo libri a sbafo e ascoltando demo di  cd.   M'incammino verso Piazza del Popolo, ma dopo pochi metri sono obbligato a fermarmi. Questa musica. Cerco d'isolarmi dal mormorio di fondo della gente e mi concentro sulla melodia. È milonga. Non ci posso credere, due che ballano milonga in piena via del Corso. La musica può provenire solo da là, lo spiazzo di fronte alla chiesa di San Carlo, i passanti hanno formato una specie di semicerchio, guardano tutti verso l'interno. Raggiungo la barriera, m'insinuo come una talpa fra i corpi immobili finché non guadagno la prima fila. Mi sbagliavo, non sono in due, è una donna. Una che balla milonga da sola. Carina, quanti anni avrai, non più di trenta, coi capelli biondi di un giallo innaturale, la bocca grande e rossa, bloccata su un sorriso che non si spegne mai. In testa porti un fiore nero coi petali di velluto che funge da fermaglio. Nero anche l'abbigliamento, un vestitino smanicato con l'orlo che ti lambisce le ginocchia, sotto calze a rete a maglie finissime e scarpe da tango. Mi fa ridere il modo in cui balli, fuori standard al cento per cento. Il ritmo lo segui alla perfezione però le figure, gli adorni, sono tutti inventati, non l'ho visti insegnare in nessuno dei corsi che frequento da quando mi sono convertito alle danze argentine. Diciamo uno stile ibrido, come un video di Pablo Veron mescolato alle comiche di Charlie Chaplin. Ogni tanto, senza interrompere le tue sequenze di saltelli, ti chini e raccogli da terra un ombrellino aperto, giallo come i tuoi capelli, sconfini dal cerchio e ti metti a inseguire qualche pedone ignaro della tua performance. Finché quello non si rende conto che un ombrellino giallo gli incombe sulla testa, si gira e ti trova che prima gli lanci un sorriso e poi te ne torni ghignando verso il palcoscenico, mentre attorcigli le gambe secondo le tue strane figure. La gente ride, rispetto ai tizi snodati che, pochi metri più in là, rotolavano come mulinelli impazziti al ritmo di break-dance, non fai nulla d'eclatante, però c'è qualcosa di magnetico nel tuo piglio sbarazzino, quel modo di concepire un ballo serio come il tango quasi con superficialità. Il pezzo arriva alla fine e incassi l'ovazione del pubblico, tutti quanti si scorticano le mani a forza d'applaudire, un successo notevole, che sottolinei ripetendo quell'inchino buffo, col tuo ombrello giallo sempre aperto davanti. Finalmente lo posi, torni di corsa alla tua postazione, armeggi sullo stereo portatile. Recuperi un berretto nero e, mostrandolo dalla parte del buco, cominci a fare il giro lungo l'emiciclo. Vedo mani che s'infilano in tasche e borse, e quel fardello che a ogni metro aumenta di peso. È vero, un'offerta te la devo, se non altro per la coreografia originale. Mi frugo, neanche una moneta. Tiro fuori il portafoglio, ci scavo dentro, il pezzo più piccolo è un biglietto da dieci. E va bene, per il tango questo e altro. Quando arrivi di fronte a me, ti lancio un sorriso e faccio atterrare la banconota nel cappello di velluto. Mi fissi con gli occhi sgranati, lo so, non capita tutti i giorni che uno dei tuoi spettatori ti regali dieci euro così, senza nemmeno pretendere il bis. " Che hai lì dentro? " mi punti un dito addosso. Rimango un attimo confuso, poi capisco che ti riferisci al sacchetto verde che mi pende da una spalla. " Scarpe. " " Che scarpe? " " Da tango. " " Ah! Lo sapevo io! " Non faccio in tempo a replicare che m'afferri per un braccio e mi trascini all'interno del semicerchio. " Ma è bellissima questa cosa! " " Quale cosa... " " Dobbiamo ballare insieme. " Mi pianto sulle gambe e ti costringo a frenare. " Che? " Ti volti e mi guardi.  " Io ballo tango, tu balli tango. Mi sembra giusto ballare insieme. " " Qui... davanti a tutti? " " E certo. " " Tu sei matta! " " Non hai mai ballato in pubblico? " " No, cioè... " in effetti qualche saggio di fine corso me lo sono smazzato. " Sì, però... per strada, in pieno centro. " " Che cambia? " " Non lo so... " " Appunto " riprendi a tirare e mi conduci sul pezzo di marciapiede dove hai piantato il tuo accampamento. " Dai, mettiti le scarpe! " Senza darmi il tempo di reagire, mi volti le spalle e corri al centro della pista. " Signore e signori! " gridi agli spettatori. " Fra due minuti potrete assistere a un numero di eccezionale valore artistico. " Ti giri verso di me e mi dedichi un mezzo inchino. Io mi sono trasformato in un vegetale, vorrei gridare alla gente che non è vero, che quella tizia coi capelli biondi e il vestito nero sta delirando, ma le corde vocali non riesco neppure a sfiorarle. " Io e il mio partner vi mostreremo la vera essenza del tango argentino! " Per favore, dite che l'idea non vi piace, che preferite che lei balli da sola, è molto meglio l'ombrellino giallo che un compagno in carne e ossa. Invece no, l'applauso che sfornate sa quasi di tripudio. Torni da me con aria soddisfatta. " È una pazzia " scuoto la testa. " Ma sai ballare o no? " " Sì che so ballare. " " Allora non capisco che problema c'è. " Ti prego, cambia idea, evitiamoci questa doppia figuraccia, hai appena riscosso un bel carico di monete, perché rovinare il momento con questo autogol. " Per fare un'esibizione come si deve, bisogna provare. Io e te è la prima volta che ci vediamo! " La mia obiezione ti lascia indifferente, fai un gesto come per mandarmi a quel paese. " Che pensi che io faccio le prove per il mio spettacolo? Io improvviso e basta. " " Sì, sì… ho visto. " " Dai, cambiati le scarpe. Un pezzo solo, poi ognuno per la sua strada. " Sbuffo. " E va bene. " Mi siedo sui gradini della chiesa di San Carlo, tolgo le scarpe da passeggio e le sostituisco con quelle nere, in vernice, che uso nelle serate ufficiali. Le prime le ripongo nel sacchetto verde, il sacchetto lo poso accanto alla tua roba. Ti raggiungo al centro dello spiazzo. " Almeno metti un tango " sussurro. " La milonga, così a freddo... " " Sì, sì " ti stropicci le mani, radiosa. " Un bel tango! " Parti sparata verso la tua consolle ambulante, ti pieghi sulle ginocchia, peschi da un cestino di vimini. Un cd. Vieni da me dopo averlo inserito nello stereo. " Questo sono sicuro che ti piace. " Mi prendi per mano e mi conduci di fronte alla folla che attende silenziosa. T'inchini, io prima guardo te poi cerco d'imitare il gesto, non ci sono abituato. Il pubblico reagisce con un applauso d'incoraggiamento. " La Cumparsita " la riconosco dalle prime note, per il nostro suicidio di coppia hai scelto il classico dei classici. " Tango argentino, come hai chiesto tu. " Dovrei correggerti, in realtà non è argentino, strano ma vero, la canzone tanguera per antonomasia fu composta da un uruguayano e musicata per la prima volta a Montevideo, vedi che io il tango lo studio, mica l'improvviso. " È una pazzia " ripeto a voce bassa, mentre ti cingo nel mio abbraccio. " Tranquillo, tu alla gente non farci caso. " Mi riempio d'aria i polmoni ed esordisco col più semplice dei laterali. All'inizio ho l'impressione che mi segui, ogni figura che imposto tu l'assecondi, fra te e una qualsiasi delle mie amiche non ci trovo una grossa differenza. Dopo un po' mi rendo conto che non è così, senza avvisarmi ricominci coi tuoi giochetti di gambe, io ti porto sull'ocho e tu improvvisi un zapateo, ti chiedo un gancho e tu mi sfoderi una doppia giravolta che non sta scritta in nessun manuale. Dentro quello che tu chiami tango in realtà ci sta un po' di tutto, dal can-can al flamenco. Mi distendo nella mia camminata accademica e non so mai quale sarà la mossa di risposta, hai ragione, la tua è improvvisazione pura. Quello che mi domando è come faccio a non inciampare nelle tue scarpe, ogni volta che dico, ecco, adesso caschiamo, succede qualcosa e l'equilibrio si ricompone per miracolo. Quando concludi uno dei tuoi trucchetti, la gente, intorno a noi, approva con una risata, forse il gioco l'ho capito, il nostro vorrebbe essere un tango ma è anche una scena comica. Tipo Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Toto' e Peppino. Io lavoro da spalla con le mie pose da ballerino serioso e tu ne approfitti per sfornare una battuta dopo l'altra, usando i piedi invece delle parole. Come il finale, che sublimiamo agli antipodi, io nel solito stile accademico, tu coi tacchi affondati nella vernice lucida delle mie scarpe. Se un tango lo vedessero terminare così, giù alla milonga del rio, ci butterebbero nel Tevere a ingrassare i sorci. Il pubblico però sottolinea la prestazione con applausi e urla da stadio, c'è pure qualche giapponese che ci scatta le foto, io con la faccia da ebete e tu tranquilla, coi tuoi piedi sopra i miei. Chissà che racconteranno ai parenti quando torneranno a Tokio, a Osaka, ci rivenderanno come fuoriclasse del tango romano. Sciogliamo l'abbraccio. Mi prendi per il polso, ripeti l'inchino di prima, anche a me viene meglio. La gente batte le mani, ma non mi piace il modo, questa cadenza regolare, insistente. " Vogliono il bis " mi dici, quel sorriso che non svanisce mai. " No, ti prego…. " " Una milonga, dai! " unisci le mani come se fossi il santo patrono della chiesa qua dietro. " Però senza giochi di gambe, eh " metto le cose in chiaro, la milonga sta al tango come una ferrari alla mia panda scassata. " Va bene, va bene! " Scegli un altro del tuoi cd e l'infili nell'apparecchio, qualche secondo e comincia il brano. Lo metto a fuoco, anche questo è inconfondibile. Milonga sentimental. Stavolta decidi che dobbiamo partire spaiati, tipo duello western, camminando al rallentatore eliminiamo la distanza che ci separa, abbraccio e via. L'illusione di una tregua dura pochi secondi, oramai lo capisco dal fruscio anomalo delle gambe che hai ripreso con le tue dinamiche sovversive. La gente accompagna con le mani il ritmo incalzante, ancora una volta mi chiedo come sia possibile azzardare figure così, senza stamparci sul marciapiede. D'un tratto, quando sfiliamo accanto alle tue cose, sciogli la mano dalla mia, ti chini e raccogli al volo l'ombrellino giallo. La milonga diventa un gioco a tre, io, te e quell'affare, me lo passi e giri come una trottola, poi me lo strappi di mano con aria crucciata, mi ammonisci con uno dei tuoi gesti sbarazzini e ripartiamo. Io ti conduco un po' col busto, un po' con le mani, cercando d'adattarmi ai giochi di prestigio che esegui con l'ombrellino. Prima svariavi solo con le gambe, ora di mezzo hai messo quest'incognita in più, mi sembra di ballare con un polipo ubriaco. Le risate del pubblico aumentano di volume, ovvio, da una parte il mio tango da manuale, i passi strutturati, dall'altra tu e le tue coreografie prive di senso. Termina la canzone e il pubblico raggiunge l'apoteosi, manca solo che ci portino in trionfo. Salutiamo con l'inchino, fingiamo di defilarci mentre fioccano gli applausi, ma tu mi costringi a tornare indietro e a bissare il gesto, tre, quattro volte, come gli attori al teatro. Poi, senza dirmi nulla, ti sganci da me, raccogli il cappellino nero e incassi le offerte. Io mi dileguo verso gli scalini della chiesa, mi cambio le scarpe e fuggo a nascondermi in quel mediastore. Però il sacchetto verde non lo trovo, controllo nei paraggi, accanto alle tue cose, niente, è sparito. Torni da me vittoriosa. " Lo sai quanto abbiamo guadagnato? " Allargo le spalle. " Undici euro e quarantadue centesimi! " " Ah... " pure i due centesimi, vorrei sapere chi è stato il taccagno che ha avuto il coraggio. " Guarda che è tanto, eh. Di solito a ogni giro più di quattro, cinque euro, mica li faccio. " " M'hanno fregato le scarpe " te l'annuncio con voce da cimitero. " Che? " " Avevo buttato il sacchetto là per terra.  " " Sicuro? " " Sì. " Ti porti le mani alla bocca. " Mi dispiace… " " È allucinante, si fottono anche le scarpe usate. " L'espressione di tristezza che t'annuvola il volto si converte in un sorriso. " Con la tua parte le puoi ricomprare al volo. Qua è pieno di negozi. " " Quale parte? " Fai dondolare il tuo salvadanaio di velluto. " Quel denaro te lo sei guadagnato tu. "  " No, no. Si divide cinquanta e cinquanta. " " Io ho solo camminato. " Neghi ancora più decisa. " Senza di te non sarebbe venuto. Ci siamo incastrati alla perfezione. " Su questo, ammetto, hai ragione, la cosa non cessa di stupirmi. " Tu coi tuoi balletti ci mangi " insisto. " Io un lavoro ce l'ho. " " Ah sì? " ora mi scruti con occhi pieni di curiosità. " E che fai di bello? " " Di bello niente. Lavoro alle poste. " Ci pensi su. " E ti piace? " Con l'aria che tira è meglio se me lo faccio piacere. " " Perché non ti metti a ballare con me? " te n'esci così, naturale, come se mi stessi chiedendo che ore sono. " Ma che dici… " Lanci un'occhiata al tuo berretto.  " Io ci campo bene. Insieme potremmo guadagnare anche di più. Grazie al tango. " " Tu quello di prima lo chiameresti tango? " " Mbe'? " ci rimani male. " Il tango va studiato. Non s'improvvisa così. " Fai una smorfia strana. " Io mi diverto. La gente si diverte. Che c'è di sbagliato? " " Non lo so… " ripenso a tutti i corsi, gli stage, libri, video. Per imparare a muovermi come un argentino ho investito così tante monete che se le raccogliessi tutte, ce ne riempirei cento di cappelli, mica uno. E tu adesso mi dici che non serve a niente. " Un minimo di teoria ci vuole. " " Secondo me ballo bene. Senza aver preso lezione. " D'accordo, non ho mai visto muoversi una donna come lo fai tu, ma non è tango, no, è un'altra cosa. " Ci pensi se ci mettiamo insieme… " Le tue mani gesticolano nel vuoto forgiando spettacoli, esibizioni, noi due che scaliamo i gradini del successo fino ad approdare in tivvù, che ne so, al cinema. " Potremmo vederci solo i finesettimana, eh. Non sto dicendo che lo devi lasciare il tuo lavoro alle poste. " Scuoto la testa, sei matta, io stasera devo andare alla milonga del rio, è là dove si balla il tango, non sui marciapiedi. " Siamo fatti l'uno per l'altra. Alla gente piacciamo. " Sì, sì, ho visto, in dieci minuti ci hanno ricoperto d'oro. Undici euro e quarantadue centesimi. Pensa se non piacevamo cosa ci potevano buttare nel tuo cappello. " Dai, su. Lasciamo perdere. " Niente, proprio non mi vuoi ascoltare. " Stai a vedere. " Vai allo stereo, frughi nel cestino di paglia alla ricerca di uno dei tuoi dischetti. Ho capito, vuoi che ricominciamo. Per dimostrarmi che coi nostri numeri da circo entro stasera riuscirò a comprarmi un paio di scarpe nuove, già mi ci vedo che entro in quel negozio e rovescio sul bancone un fiume di monete. No, non ci sto. Ne approfitto che stai chinata di spalle e mi dileguo. Via, via da te. Mollare tutto e mettermi a fare il buffone nelle piazze, ma come si può. Mi scavo un tunnel nella ressa, punto verso Piazza del Popolo, una volta arrivato là, imbocco il primo vicolo e mi fiondo sul lungotevere, chi se ne frega se alla milonga del rio ci arrivo in anticipo. Qualcuno però m'afferra per una manica, mi giro col fiato sospeso. No, non sei tu. È una bambina coi riccetti neri. " Ma tu sei quello che balla! " m'indica tutta contenta. " Chi? " " Il ballo dell'ombrellino. " " Sì, è vero! " dice la mamma, manco avesse visto Fred Astaire. " No, ti sbagli tesoro " mi divincolo e scappo via. Qualche metro e vengo bloccato di nuovo, stavolta due ragazze. " Complimenti, eh! "  se n'esce una. " Sabato prossimo torniamo a vedervi " aggiunge l'altra. Le scarto e riprendo la marcia. Dopo un po' mi fermo da solo, è finita la benzina. Rivivo i tanghi di poco fa, mi viene da ridere, a chiunque verrebbe da ridere di fronte a mosse così bizzarre. Invece, se penso alle donne con cui ballerò stasera, quelle con gli occhi spenti, quelle che quando le invito mi dicono di no, quelle a cui pesto i piedi e mi guardano male, se ci penso, un minimo di depressione mi viene. Se poi con la fantasia salto a lunedì prossimo, a quando entrerò nella mia stanza da quattro, là nell'alveare delle poste. Con la valigetta in mano, la giacca blu e la cravatta a tinta unita. I colleghi che s'azzannano sull'ultima di campionato e su chi ha il culo più sodo fra la segretaria e la cassiera della mensa. Mi sento ancora peggio. Quanto abbiamo guadagnato in dieci minuti di tango? Undici euro e spicci. Significa che per rimediare un bigliettone da cinquanta a testa, ossia il mio stipendio netto giornaliero, dobbiamo lavorare più o meno un'ora e mezza. All'aria aperta, a contatto col pubblico. È una pazzia. Ingrano la retro e pigio sull'acceleratore. Arrivo trafelato davanti alla chiesa di San Carlo, giro su me stesso come un faro. Sono scomparsi, l'anello di spettatori e tu, al centro, che esegui i tuoi numeri da circo. Mi accosto a quelli della break- dance, stanno seduti per terra che si dissetano prima di riprendere. " Scusa " ne becco uno a caso. " Sai che fine ha fatto la ragazza del tango? Quella che ballava con l'ombrellino. " Uno che ha sentito la domanda, là vicino, interviene in mio soccorso. " Sono passati quelli della municipale " mi fa. " Quando li ha visti arrivare ha impacchettato lo stereo e se n'è andata. " " Ah " ci resto come un idiota. " Si vede che l'autorizzazione non ce l'aveva. " " E voi? " " Noi sì. Devi andare al comune e chiedere il permesso per occupazione di suolo pubblico. Sennò ti fanno una multa che manco t'immagini. " " Sapete se ci viene spesso a ballare qua davanti? " Vi scambiate un'occhiata, negate all'unisono. " È la prima volta che la vediamo. " " Va bene, grazie. " Mi piazzo nel punto esatto dove abbiamo ballato. Sembra un altro pianeta, decine di tacchi sacrileghi calpestano come se niente fosse quello che poco fa era il nostro palcoscenico. Rimango in attesa, sperando che da un momento all'altro il giallo acceso dei tuoi capelli emerga dalla folla del sabato pomeriggio. Ma non succede nulla. Così m'incammino verso il lungotevere. Mangio un panino là sotto, sull'argine del fiume, poi m'imbosco alla milonga del rio. Una cosa però ce l'ho chiara, da lunedì in ufficio ci vado senza cravatta. Racconto tratto dalla libro “La donna che ballava (il tango) in senso orario” di Mario Abbati pubblicato dall'editore Terre Sommerse Mario Abbati è nato a Roma nel 1966. Ha pubblicato i saggi “Ipercosmo, la rivoluzione interattiva, dai multimedia alla realtà virtuale”, Eurosma, 1994, e “Manifesto del movimento reticolare”, Musis Roma, 1996. Diversi suoi racconti sono apparsi in antologie cartacee e on-line. marioabb@hotmail.com
Chiamatelo rivista tango magazine revista de tango giornale di tango giornalino tanguero... ma è sempre EL TANGUERO!!!  Buona lettura e buon tango...
el tanguero rivista di tango - tango magazine
CON I TUOI PIEDI SOPRA I MIEI Racconto tratto dalla libro “La donna che ballava (il tango) in senso orario” di Mario Abbati pubblicato dall'editore Terre Sommerse El tanguero - tango magazine
abbonamento rivista
mario abbati racconto con i tuoi piedi sopra i miei balla tango - informazioni su scuole, milonghe, esibizioni, musicalizador
La rivista di tango Italiana!!
el tanguero logo - la rivista di tango Italiana!
a cura dell’associazione TangoJazz
0054 tango tv buenos aires milongas de buenos aires - video
El Tanguero © 2010-2013 - rivista tango - tango magazine - Tutti i diritti sono riservati - info@eltanguero.it Associazione TangoJazz - via Marche 12 - 67100 L’Aquila P.I.01866340662
Con il patrocinio dell’Ambasciata Argentina e dell’ambasciata dell’Uruguay
el tanguero rivista di tango con il patrocinio dell'ambasciata dell'uruguay el tanguero rivista di tango con il patrocinio dell'ambasciata argentina
Media partner
ORA ANCHE A MILANO!
In distribuzione gratuita
rivista el tanguero milano
international l'aquila tango festival - 23-26 maggio 2013
L’EVENTO DELL’ANNO
el tanguero rivista di tango - tango magazine
N°16 ♠ MAR-MAG
tango in progress - scuola di tango a roma moda milonguera - abiti da tango
Energia per la milonga... Todo el mundo a bailar!
Fare del tango un’arte da indossare!
Andrea Deḍ TJ - musicalizador - Tango DJ
Helga Corpora & Andrea De Dominicis
Un magnifico festival in Francia 19 - 27 agosto a Tarbes
El Tanguero © 2010-2015 - rivista tango - tango magazine - Tutti i diritti sono riservati - info@eltanguero.it Associazione TangoJazz -  P.I.01866340662
andrea deḍ e Monica Di Pietro - Scuola di tango argentino a roma - lezioni private, lezioni di gruppo, milonga, pratica - Scuola Tango Mood
Lezioni private, lezioni di gruppo, pratiche - Tango Mood