RODRIGO PALACIOS y AUGUSTINA BERENSTEIN LUGLIO 2011 El tanguero - tango magazine
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Al compàs de la Guardia Nueva Giovani. Giovanissimi, Rodrigo e Agustina, ma a sentirli parlare non si direbbe. Sembrano due della Vecchia Guardia, piuttosto: milongueros navigati, sicuri di sé eppure in certo modo riservati, con gli occhi che brillano di luce musicale, sorridenti, acuti, a loro agio nella conversazione così come sulle piste. Ballano un tango dinamico, morbido, circolare, simbioticamente innestato nel battito della musica, avvolgendosi come una spirale fluida di DNA nel ritmo, come una stella binaria.  Come vi siete conosciuti? Rodrigo: Agustina cercava un ballerino, fu mio zio (J. Balmaceda NdA), a dirle che aveva un nipote che ballava. Sono cinque anni che balliamo insieme, perfezionandoci continuamente. E il tango? Augustina: Avevo dieci anni, mia sorella ballava, mi fece sentire la musica, Tita Merello, mi appassionai e volli imparare. R: Mio padre era tassista, ascoltava tango, ma ballava il rock. Mio nonno e suo fratello cantavano tango. Sono cresciuto così. Ho iniziato da piccolo, a tredici anni entrai poi nella scuola di Julio. Il vostro stile è unico, molto ritmico e pulito. E' un salon "dinamico"? R: E' un salon non conservatore. Evolutivo. A volte non vedo uno stile, "lo vedo…Tanguero e basta". La gente prima andava in milonga, ballava come poteva, ognuno aveva la propria postura, non pensava a stili, si divertiva. Non mi piace pensare a "stili", questo serve per vendere e separare la gente, non per unirla. Ed il "Nuevo"? Alcuni dicono che non è tango. R: Ma c'è sempre stato qualcosa di nuevo! Che cambia ora? C'è sempre chi storce il naso. Anche il salon era nuevo. Se fai qualcosa di diverso, trovi qualcuno a cui non piace. A: Il tango serve a unire non separare. A me importa che ci sia abbraccio, connessione con la persona che balla con me. Il tango vive nella musica. Che pensate dei "codici del tango"? R: Che è buona educazione! Io non vado per strada ad afferrare le donne per le braccia per chiedere informazioni. Perché in milonga dovrei invitare una donna così? Chiaro, se si è amici è diverso. Ma è questione di buon senso. Basta osservare le persone, la loro disponibilità. A: A me piace avere una scelta. Posso decidere di ballare o no. Se sto parlando con una persona, si vede che non sono disposta a ballare. Quindi basta avere un po' di sensibilità. Che evoluzione ha il vostro tango? A: E' una eterna transizione. Un continuo cambiamento. Ogni volta che balliamo, dicono: "ballate diverso!". Ogni esibizione marca un passaggio. R: La ricerca passa per sensazioni, colori. Devi cercare le possibilità espressive per comunicare quello che ti succede dentro, i sentimenti. E' come un quadro, cerchi sempre più colori, per realizzare la tua visione. A: E' come un artista, che apprende da un maestro poi sviluppa il suo stile, il suo modo di imprimere le emozioni in un'opera. Che rapporto avete con la musica? R: E' tutto. A volte Agustina viene e mi dice: "non sai che tango che ho trovato!". E poi lo balliamo. Io cerco di immedesimarmi nell'orchestra, è bellissimo. A: A volte, pensiamo a un colore. Io dico a Rodrigo di scegliere un colore e balliamo tutto il tango pensando a quel colore. Per me è verde, per lui azzurro! Cosa è il tango per voi? R: Per me è la mia vita! E' già metà della mia vita. E' qualcosa di molto profondo, molto più di un divertimento. A: Idem! (ride). Seriamente, il tango è sempre stato generoso con me. Mi fa conoscere gente che poi diventa amica, mi dà anche fuori dal tango. Un ricordo di Tete ed Osvaldo R: A Osvaldo mi sono molto ispirato, per me era un modello. Tete: mia madre mi raccontava che adolescente ballava sempre con un bravissimo ballerino di rock, che vinceva tutti i concorsi. Scoprii poi che era il nostro Tete! Ci lasciò molto. Amava stare con i giovani. Aveva un cuore grande. A: Osvaldo, ci ballai a Rimini. Che bella sensazione che mi lasciò. Tete mi invitò al Canning. La migliore tanda della mia vita! Era poco prima di morire. Mi disse: "sono stanco ma sai, sono felice". Massimiliano Malerba
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